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mercoledì 29 aprile 2009

Ciarpame senza pudore


"Ciarpame senza pudore" con queste parole Veronica Lario, moglie del presidente del consiglio Silvio Berlusconi liquida la scelta del premier di candidare veline e letteronze alle prossime europee.
"Viene fatto tutto in nome del potere", questa è l'opinione della moglie di Berlusconi. Ci tiene inoltre a ribadire "che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire".
Insomma la scelta fatta da Silvio Berlusconi di presentare fra i candidati delle liste del PdL alcune figure femminili del piccolo schermo non è stata ben presa nemmeno dalla moglie.
A poco serve il corso preparatorio che è stato alle neo candidate in vista delle elezioni.
Ora staremo a vedere come giudicherà la scelta la maggioranza degli italiani.

mercoledì 25 marzo 2009

Un nuovo volto nel partito democratico (Seconda parte)



Ecco la seconda parte del discorso di Debora Serracchiani

Un nuovo volto nel mondo del Partito Democratico (Prima parte)



Ecco a voi un interessante discorso di una delle nuove leve del partito democratico.
Finalmente una voce nuova si affaccia alla politica?

domenica 25 gennaio 2009

La lettera ddel presidente Lula a Napolitano

Nei giorni scorsi i rapporti tra Italia e Brasile sono stati un po' tesi a causa dello stato di rifugiato politico concesso dal Brasile al terrorista Cesare Battisti.
Battisti è stato condannato in contumacia all'ergastolo dallo stato italiano con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi commessi nel 1978 e 1979.
Dopo essere stato arrestato riuscì a fuggire, prima in Francia ed ora in Brasile dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico, questo nonostante l'Italia sia uno degli stati più garantisti che esistano.
Ne è seguito un dialogo fra alti esponenti itaiani e brasiliani, culminato in uno scambio di lettere tra i due presidente della repubblica Italiana e Brasiliana.
Ecco il testo della risposta del presidente Lula a Napolitano:

"Signor Presidente, Giorgio Napolitano,
Ho l'onore di rispondere alla lettera di Vostra Eccellenza, del 16 gennaio, riferita alla decisione dello Stato brasiliano di concedere lo status di rifugiato politico al cittadino italiano Cesare Battisti.

"Vorrei, in questa occasione, esprimere a Sua Eccellenza la piena considerazione del potere giudiziario italiano e dello Stato democratico di diritto vigente in questo paese, ed affermare la mia fiducia nel carattere democratico, umanista e legittimo dell'ordinamento giuridico italiano.


"Chiarisco a Sua Eccellenza che la concessione della condizione di rifugiato al signor Battisti è un atto di sovranità dello Stato brasiliano. La decisione è basata nella Costituzione brasiliana (articolo 4°, X) nella Convenzione del 1951 delle Nazioni Unite relativa allo Statuto dei Rifugiati e nella legislazione brasiliana (Legge 9.474/97). La concessione dell'asilo e le considerazioni che la accompagnano sono ristrette ad un processo concreto, essendo state emesse con fondamento in elementi e documenti di un procedimento specifico.

"Voglio, in questa occasione, manifestare a Sua Eccellenza la mia fiducia che i legami storici e culturali che uniscono il Brasile e l'Italia continueranno ad ispirare i nostri sforzi tesi ad approfondire le nostre solide relazioni bilaterali nei più diversi settori. (Luiz Iniacio Lula da Silva)
"


venerdì 23 gennaio 2009

La presentazione delle materie della maturità



Maria Stella Gelmini continua a diffondere grazie a YouTube notizie utili per i giovani.
Tempo fa avevamo parlato del video di presentazione del ministro apparso su YouTube circa un mese fa.
Da allora il ministro è apparsa più volte su YouTube: per presentare la sua posizione sul maestro unico, per illustrare il nuovo sistema di votazione numerica, per far conoscere le novità del prossimo anno scolastico.
Ora il ministro ritorna per presentare ufficialmente le materie della maturità di quest'anno.

giovedì 22 gennaio 2009

Obama ripete il giuramento

Chi di voi ha assistito alla cerimonia di insediamento di Barack Obama avrà avuto modo di notare che durante il giuramento le parole dette dal neo presidente non sono state pronunciate correttamente.
Obama è stato tratto in inganno da un errore del giudice della corte suprema John Roberts che ha invertito l'ordine di alcune parole.
Le parole del giuramento avrebbero dovuto essere "... I will faithfully execute the office of presidente of the United States..." invece Roberts ha detto "... I will execute the office of president of the United States faithfully...".
Con la mano destra poggiata sulla bibbia di Abramo Lincoln, Barack Obama aveva iniziato a ripetere la frase errata, quando è stato bloccato dal giudice che si è accorto dell'errore.
Un sorriso imbarazzato da parte di Obama e poi il giuramento è stato completato con successo.
Oggi si viene a sapere però che il giuramento deve essere ripetuto in maniera perfetta, come previsto nella costituzione. Per precauzione quindi Barack Obama ha dovuto recitare nuovamente il giuramento, anche se questa volta lo ha fatto in forma privata.
Questa seconda volta, davanti a pochi intimi e a qualche giornalista, il giudice non ha avuto esitazioni e il giuramento è stato declamato correttamente.


mercoledì 21 gennaio 2009

Le prime parole del presidente Obama



Nel video potete vedere il discorso di Barack Obama, 44° presidente degli Stati Uniti d'America e primo afroamericano eletto a questa carica, nel giorno della sua elezione.
Ecco le sue parole:

"Concittadini, oggi sono qui di fronte a voi con umiltà di fronte all’incarico, grato per la fiducia che avete accordato, memore dei sacrifici sostenuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato durante questa transizione.

Sono quarantaquattro gli americani che hanno giurato come presidenti. Le parole sono state pronunciate nel corso di maree montanti di prosperità e in acque tranquille di pace. Ancora, il giuramento è stato pronunciato sotto un cielo denso di nuvole e tempeste furiose. In questi momenti, l’America va avanti non semplicemente per il livello o per la visione di coloro che ricoprono l’alto ufficio, ma perché noi, il popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e alla verità dei nostri documenti fondanti. Così è stato. Così deve essere con questa generazione di americani.

Che siamo nel mezzo della crisi ora è evidente. La nostra nazione è in guerra, contro una rete di vasta portata di violenza e odio. La nostra economia è duramente indebolita, in conseguenza dell’avidità e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche del nostro fallimento collettivo nel compiere scelte dure e preparare la nazione a una nuova era. Case sono andate perdute; posti di lavoro tagliati, attività chiuse. La nostra sanità è troppo costosa, le nostre scuole trascurano troppi; e ogni giorno aggiunge un’ulteriore prova del fatto che i modi in cui usiamo l’energia rafforzano i nostri avversari e minacciano il nostro pianeta.

Questi sono indicatori di crisi, soggetto di dati e di statistiche. Meno misurabile ma non meno profondo è l’inaridire della fiducia nella nostra terra: la fastidiosa paura che il declino dell’America sia inevitabile, e che la prossima generazione debba ridurre le proprie mire. Oggi vi dico che le sfide che affrontiamo sono reali. Sono serie e sono molte. Non saranno vinte facilmente o in un breve lasso di tempo. Ma sappi questo, America: saranno vinte. In questo giorno, ci riuniamo perché abbiamo scelto la speranza sulla paura, l’unità degli scopi sul conflitto e la discordia. In questo giorno, veniamo per proclamare la fine delle futili lagnanze e delle false promesse, delle recriminazioni e dei dogmi logori, che per troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.

Rimaniamo una nazione giovane, ma, nelle parole della Scrittura, il tempo è venuto di mettere da parte le cose infantili. Il tempo è venuto di riaffermare il nostro spirito durevole; di scegliere la nostra storia migliore; di riportare a nuovo quel prezioso regalo, quella nobile idea, passata di generazione in generazione: la promessa mandata del cielo che tutti sono uguali, tutti sono liberi, e tutti meritano una possibilità per conseguire pienamente la loro felicità.

Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, capiamo che la grandezza non va mai data per scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie o di ribassi. Non è stato un sentiero per i deboli di cuore, per chi preferisce l’ozio al lavoro, o cerca solo i piaceri delle ricchezze e della celebrità. E’ stato invece il percorso di chi corre rischi, di chi agisce, di chi fabbrica: alcuni celebrato ma più spesso uomini e donne oscuri nelle loro fatiche, che ci hanno portato in cima a un percorso lungo e faticoso verso la prosperità e la libertà.

Per noi hanno messo in valigia le poche cose che possedevano e hanno traversato gli oceani alla ricerca di una nuova vita.

Per noi hanno faticato nelle fabbriche e hanno colonizzato il West; hanno tollerato il morso della frusta e arato il duroterreno.

Per noi hanno combattuto e sono morti in posti come Concord e Gettysburg, la Normandia e Khe Sahn.

Ancora e ancora questi uomini e queste donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato fino ad avere le mani in sangue, perché noi potessimo avere un futuro migliore. Vedevano l’America come più grande delle somme delle nostre ambizioni individuali, più grande di tutte le differenze di nascita o censo o partigianeria.

Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo il paese più prosperoso e più potente della Terra. I nostri operai non sono meno produttivi di quando la crisi è cominciata. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari della settimana scorsa o del mese scorso o dell’anno scorso. Le nostre capacità rimangono intatte. Ma il nostro tempo di stare fermi, di proteggere interessi meschini e rimandare le decisioni sgradevoli, quel tempo di sicuro è passato. A partire da oggi, dobbiamo tirarci su, rimetterci in piedi e ricominciare il lavoro di rifare l’America.

Perché ovunque guardiamo, c’è lavoro da fare. La situazione dell’economia richiede azioni coraggiose e rapide, e noi agiremo: non solo per creare nuovi lavori ma per gettare le fondamenta della crescita. Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche, le linee digitali per nutrire il nostro commercio e legarci assieme. Ridaremo alla scienza il posto che le spetta di diritto e piegheremo le meraviglie della tecnologia per migliorare le cure sanitarie e abbassarne i costi. Metteremo le briglie al sole e ai venti e alla terra per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. E trasformeremo le nostre scuole e i college e le università per soddisfare le esigenze di una nuova era. Tutto questo possiamo farlo. E tutto questo faremo.

Ci sono alcuni che mettono in dubbio l’ampiezza delle nostre ambizioni, che suggeriscono che il nostro sistema non può tollerare troppi piani grandiosi. Hanno la memoria corta. Perché hanno dimenticato quanto questo paese ha già fatto: quanto uomini e donne libere possono ottenere quando l’immaginazione si unisce a uno scopo comune, la necessità al coraggio.

Quello che i cinici non riescono a capire è che il terreno si è mosso sotto i loro piedi, che i diverbi politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non hanno più corso. La domanda che ci poniamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funziona: se aiuta le famiglie a trovare lavori con stipendi decenti, cure che possono permettersi, unapensione dignitosa. Quando la risposta è sì, intendiamo andareavanti. Quando la risposta è no, i programmi saranno interrotti. E quelli di noi che gestiscono i dollari pubblici saranno chiamati a renderne conto: a spendere saggiamente, a riformare le cattive abitudini, e fare il loro lavoro alla luce del solo, perché solo allora potremo restaurare la fiducia vitale fra un popolo e il suo governo.

Né la domanda è se il mercato sia una forza per il bene o per il male. Il suo potere di generare ricchezza e aumentare la libertànon conosce paragoni, ma questa crisi ci ha ricordato che senza occhi vigili, il mercato può andare fuori controllo, e che unpaese non può prosperare a lungo se favorisce solo i ricchi. Il successo della nostra economia non dipende solo dalle dimensioni del nostro prodotto interno lordo, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di ampliare le opportunità a ogni cuore volonteroso, non per beneficenza ma perché è la via più sicura verso il bene comune.

Per quel che riguarda la nostra difesa comune, respingiamo come falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali. I Padri Fondatori, di fronte a pericoli che facciamo fatica a immaginare, prepararono un Carta che garantisse il rispetto della legge e i diritti dell’uomo, una Carta ampliata con il sangue versato da generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondoe non vi rinunceremo in nome del bisogno. E a tutte le persone e i governi che oggi ci guardano, dalle capitali più grandi al piccolo villaggio in cui nacque mio padre, dico: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che cerca un futuro di pace e dignità, e che siamo pronti di nuovo a fare da guida.

Ricordate che le generazioni passate sconfissero il fascismo e il comunismo non solo con i carri armati e i missili, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Capirono che la nostra forza da sola non basta a proteggerci, né ci dà il diritto di fare come ci pare. Al contrario, seppero che il potere cresce quando se ne fa un uso prudente; che la nostra sicurezza promana dal fatto che la nostra causa giusta, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e della moderazione.

Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta da questi principi, possiamo affrontare quelle nuove minacce cherichiedono sforzi ancora maggiori - e ancora maggior cooperazione e comprensione fra le nazioni. Inizieremo a lasciare responsabilmente l’Iraq al suo popolo, e a forgiare una pace pagata a caro prezzo in Afghanistan. Insieme ai vecchi amici e agli ex nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e allontanare lo spettro di un pianeta surriscaldato. Non chiederemo scusa per la nostra maniera di vivere, né esiteremo a difenderla, e a coloro che cercano di ottenere i loro scopi attraverso il terrore e il massacro di persone innocenti, diciamo che il nostro spirito è più forte e non potrà essere spezzato. Non riuscirete a sopravviverci, e vi sconfiggeremo.

Perché sappiamo che il nostro multiforme retaggio è una forza, non una debolezza: siamo un Paese di cristiani, musulmani, ebrei e indù - e di non credenti; scolpiti da ogni lingua e cultura, provenienti da ogni angolo della terra. E dal momento che abbiamo provato l’amaro calice della guerra civile e della segregazione razziale, per emergerne più forti e più uniti, non possiamo che credere che odii di lunga data un giorno scompariranno; che i confini delle tribù un giorno si dissolveranno; che mentre il mondo si va facendo più piccolo, la nostra comune umanità dovrà venire alla luce; e che l’America dovrà svolgere un suo ruolo nell’accogliere una nuova era di pace.

Al mondo islamico diciamo di voler cercare una nuova via di progresso, basato sull’interesse comune e sul reciproco rispetto. A quei dirigenti nel mondo che cercano di seminare la discordia, o di scaricare sull’Occidente la colpa dei mali delle loro società, diciamo: sappiate che il vostro popolo vi giudicherà in base a ciò che siete in grado di costruire, non di distruggere. A coloro che si aggrappano al potere grazie alla corruzione, all’inganno, alla repressione del dissenso, diciamo: sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che siamo disposti a tendere la mano se sarete disposti a sciogliere il pugno.

Ai popoli dei Paesi poveri, diciamo di volerci impegnare insieme a voi per far rendere le vostre fattorie e far scorrere acqua pulita; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quei Paesi che come noi hanno la fortuna di godere di una relativa abbondanza, diciamo che non possiamo più permetterci di essere indifferenti verso la sofferenza fuori dai nostri confini; né possiamo consumare le risorse del pianeta senza pensare alle conseguenze. Perché il mondo è cambiato, e noi dobbiamo cambiare insieme al mondo.

Volgendo lo sguardo alla strada che si snoda davanti a noi, ricordiamo con umile gratitudine quei coraggiosi americani che in questo stesso momento pattugliano deserti e montagne lontane. Oggi hanno qualcosa da dirci, così come il sussurro che ci arriva lungo gli anni dagli eroi caduti che riposano ad Arlington: rendiamo loro onore non solo perché sono custodi della nostra libertà, ma perché rappresentano lo spirito di servizio, la volontà di trovare un significato in qualcosa che li trascende. Eppure in questo momento - un momento che segnerà una generazione - è precisamente questo spirito che deve animarci tutti.

Perché, qualunque cosa il governo debba e possa fare, alla fine sono la fede e la determinazione del popolo americano che sostiene questo Paese. E’ la bontà di chi accoglie uno straniero quando le dighe si spezzano, l’altruismo degli operai che preferiscono lavorare meno che vedere un amico perdere il lavoro, a guidarci nelle nostre ore più scure. E’ il coraggio del pompiere che affronta una scala piena di fumo, ma anche la prontezza di un genitore a curare un bambino, che in ultima analisi decidono il nostro destino.

Le nostre sfide saranno nuove, gli strumenti con cui le affrontiamo saranno essere nuovi, ma i valori da cui dipende il nostro successo - il lavoro duro e l’onestà, il coraggio e il fair play, la tolleranza e la curiosità, la lealtà e il patriottismo - queste cose sono antiche. Queste cose sono vere. Sono state la quieta forza del progresso in tutta la nostra storia. Quello che serve è un ritorno a queste verità. Quello che ci è richiesto adesso è una nuova era di responsabilità - un riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo doveri verso noi stessi, verso la nazione e il mondo, doveri che non accettiamo a malincuore ma piuttosto afferriamo con gioia, saldi nella nozione che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, di più caratteristico della nostra anima, che dare tutto a un compito difficile.

Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.

Questa è la fonte della nostra fiducia: l’idea che Dio ci chiama a forgiarci un destino incerto. Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo: il motivo per cui uomini, donne e bambini di ogni razza e ogni fede possono unirsi in celebrazione attraverso questo splendido viale, e per cui un uomo il cui padre sessant’anni fa non era servito al ristorante oggi può starvi davanti a pronunciare un giuramento sacro.

E allora segnamo questo giorno col ricordo di chi siamo e quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno della nascita dell’America, nel più freddo dei mesi, un drappello di patrioti si affollava vicino a fuochi morenti sulle rive di un fiume gelato. La capitale era abbandonata. Il nemico avanzava, la neve era sporca di sangue. E nel momento in cui la nostra rivoluzione più era in dubbio, il padre della nostra nazione ordinò che queste parole fossero lette al popolo: “Che si dica al mondo futuro… Che nel profondo dell’inverno, quando nulla tranne la speranza e il coraggio potevano sopravvivere… Che la città e il paese, allarmati di fronte a un comune pericolo, vennero avanti a incontrarlo”.

America. Di fronte ai nostri comuni pericoli, in questo inverno delle nostre fatiche, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e coraggio, affrontiamo una volta ancora le correnti gelide, e sopportiamo le tempeste che verranno. Che i figli dei nostri figli possano dire che quando fummo messi alla prova non ci tirammo indietro né inciampammo; e con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio con noi, portammo avanti quel grande dono della libertà, e lo consegnammo intatto alle generazioni future.
"



martedì 20 gennaio 2009

Il giorno di Obama


Oggi alle 18 italiane Barack Obama giurerà sulla Bibbia di Abramo Lincoln.
A Washington, di fronte al presidente della corte statunitense, e ad alcuni milioni di spettatori, Obama reciterà il giuramento per insediarsi ufficialmente alla Casa Bianca quale presidente degli Stati Uniti d'America.
E' oggi il giorno che Martin Luther King aveva sognato di vedere. Il primo presidente nero nella storia degli Stati Uniti decreterà la fine del razzismo. Da questo momento in poi non ci sono più differenze fra uomini bianchi e neri, l'uomo più potente della terra non appartiene più ad una ristretta elite di uomini bianchi. Suo padre veniva dall'africa nera, dal Kenia, un paese povero. Obama ha dovuto lottare con le sue forze per emergere e per far sentire la sua voce.
Eppure oggi la democrazia segna un punto importante. La caparbietà di un nero venuto dai bassifondi è riuscita a imporsi. Il suo valore gli ha permesso di affermare la democraticità del suo paese.
Onore agli Stati Uniti d'America, il paese dove chiunque può diventare qualcuno semplicemente facendo affidamento sulle proprie capacità.



venerdì 16 gennaio 2009

Critiche a Santoro per annozero



Nuove critiche si riversano contro Michele Santoro per il suo modo di condurre la trasmissione Annozero.
Lucia Annunziata, solitamente appoggia le idee di Santoro, ma questa volta ha dovuto mantenere le distanze dall'estroso conduttore: "Qui si presentano al 99 per cento soltanto le ragioni palestinesi".
Santoro ha subito ribattuto in diretta: "Fai la giornalista, non venire qui a criticare come si fa la trasmissione... O cerchi crediti da qualcuno?".
Poi l'ha salutata "Arrivederci, non perdiamo tempo". A quel punto l'ex presidente della rai Lucia Annunziata si è alzata, ha tolto il microfono e se ne è andata dalla trasmissione.
Dopo le sparate di Santoro sono continuate questa volta rivolte al leader del PD Veltroni: "Perché non va a Gaza invece che in Africa se vuole rendersi utile?".
La trasmissione impostata a senso unico non è stata gradita da molti.
Fini e il presidente della rai Claudio Petruccioli accusano cosi Santoro: "Ad annozero ieri si è superato il livello di decenza!".
Anche Veltroni, chiamato in causa direttamente ha replicato a Santoro: "Vorrei dire a Santoro che già dalla settimana scorsa Piero Fassino e io abbiamo manifestato agli ambasciatori di Israele e della Palestina la volontà di andare a Tel Aviv e a Gaza per avere incontri al massimo livello. Non mi è piaciuto il riferimento quasi sarcastico nei confronti dell'Africa dove ogni giorno muore, nella totale indifferenza del mondo occidentale, un numero di bambini anche superiore a quello dei conflitti di questi giorni".
Pure La Russa ha detto la sua: "se anche lei (la Annunziata) si alza e se ne va in una trasmissione televisiva, qualche problema di imparzialità in queste trasmissioni deve esistere".
Cicchitto del PdL si chiede perchè non intervenga la rai: "Quanto avvenuto è gravissimo perchè ai telespettatori è stata data una informazione prodotta al di fuori dei più elementari principi deontologici del giornalismo. Sorprende constatare che al momento non ci sia ancora stato un atto di censura da parte dei vertici Rai".
Insomma questa volta probabilmente Santoro ha veramente superato dei limiti tollerabili se tutti, giornalisti e politici, di destra e di sinistra, condannano la sua trasmissione.
Possibile che non si renda conto della faziosità dimostrata in questa occasione?
Avere trasmissioni più orientate a destra o a sinistra va bene, ma ostentare un'unica ragione, bloccare sul nascere qualsiasi critica, attaccare tutti non è ragionevole. Questa volta annozero è da bocciare. Peccato, perchè altre volte è stata una voce importante per far valore alcune ragioni della sinistra che non erano ben rappresentate in altre trasmissioni.

venerdì 12 dicembre 2008

Brunetta su facebook



Dopo il ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini anche il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta fa il suo esordio sul web.
A differenza della Gelmini che aveva scelta YouTube come fonte di comunicazione per avvicinarsi ai giovani, Brunetta ha scelto facebook.
Si era già iscritto su Facebook il 24 maggio in effetti, ma solo di recente il suo spazio si è movimentato.
In particolare ieri Renato Brunetta ha aggiunto un video dove si presenta al mondo di facebook.
Il tono informale, il discorso a braccia, in un ambiente neutro, senza bandiere o simboli di partito. In fondo il modo migliore per porsi allo stesso livello degli altri utenti di facebook.
Vediamo cosa dice il ministro dell'innovazione e della pubblica amministrazione Renato Brunetta:
"Amici di facebook, buongiorno! So che siete in tanti e questa è la prima volta che mi rivolgo a voi. Grazie intanto di esserci! Io, finora, non ho fatto niente per colloquiare con voi; da adesso, se vorrete, potremo parlare un po' insieme. Vi racconterò un po' le cose che faccio e magari, se voi mi date qualche suggerimento, qualche reazione, lavorerò anche meglio. Tutto qua.
Grazie ancora! Vediamo se funziona, a vostra disposizione
".


giovedì 4 dicembre 2008

La Gelmini sbarca su YouTube



Maria Stella Gelmini ministro dell'istruzione e autrice della legge che sta sollevando molte proteste da parte di insegnanti e studenti delle scuole italiane ha deciso di usare YouTube come strumento per dialogare con gli studenti.
Il ministro Gelmini ha creato uno spazio su YouTube visitabile all'indirizzo http://www.youtube.com/user/mariastellagelmini. Al momento è disponibile un solo video di presentazione che riportiamo qui sopra.
Il testo del messaggio video è il seguente:
"Ho deciso di aprire un canale su YouTube perchè intendo confrontarmi con voi sulla Scuola e sull'Università.
Voglio accogliere idee, progetti, proposte, anche critiche.
Una cosa però non farò mai: quella di difendere lo status quo o di arrendermi ai privilegi o agli sprechi.
Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e lo dobbiamo fare insieme.
".
Il video è presente da ieri sera ed è gia stato visitato e commentato da molti studenti. Al momento ci sono oltre 27 mila visite e quasi 900 commenti. I commenti, come sempre su YouTube, sono di tutti i tipi. Alcuni sono commenti seri a favore o contro la Gelmini e la legge da lei proposta, altri sono di stampo goliardico. Vediamone alcuni: "BRAVA MARIA STELLA CONTINUA COSI'!!!!!!!!!!!! La scuola Italiana ha bisogno di te e di riforme!!!" scrive Abenevelli, sempre a favore andreagiannotta "Brava ministra! Cambiamo la scuola!!!". Di parere opposto invece pareri come quelli di Gunz1981 che scrive "il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini" oppure il teatrobrucia che scrive "Geniale. Far prima passare i DL e poi cercare il confronto(?) è assolutamente geniale. Idea di Silvio, ¿verdad?".
Altri ancora invece vedono nell'aspetto del ministro la futura Edwige Fenech, qualcun'altro la definisce Bona. Insomma si trova di tutto.
Ora aspettiamo di vedere se questo sistema di comunicazione funziona.




martedì 2 dicembre 2008

Vaticano: No alla depenalizzazione dell'omosessualità


Il Vaticano mantiene le sue posizioni in tema di omosessualità e condanna il progetto per la depenalizzazione universale dell'omosessualità che la Francia presenterà all'Onu a nome dei paesi dell'Unione Europea.
"Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale" dice monsignor Celestino Migliore.
Poi prosegue però dicendo che "Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi si chiede agli Stati e ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come "matrimonio" verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni".
La posizione del Vaticano solleva molte critiche. Ecco la posizione dell'eurodeputato Agnoletto: "Quasi ogni mese come parlamentari europei lanciamo appelli contro le condanne a molti anni di carcere e talvolta anche a morte, che diversi Paesi continuano ad affliggere a persone la cui unica colpa è l'essere omosessuali. La posizione del Vaticano è gravissima e incoraggerà questi Paesi a proseguire nei loro comportamenti discriminatori".
Effettivamente il problema dell'omosessualità in molti paesi, soprattutto in quelli con un forte radicamento islamico, è gravissimo. Si sentono continuamente notizie di uomini condannati a morte per aver avuto relazioni omosessuali.
La Chiesa con la sua posizione oltranzista non aiuta certamente a combattere il problema delle discriminazioni di orientamente sessuale.
Nonostante questo anche l'Italia è fra i firmatari che hanno firmato la proposta di depenalizzazione universale dell'omosessualità. Per una volta le posizioni della Chiesa non hanno influenzato i nostri rappresentanti per fortuna.



lunedì 1 dicembre 2008

Mutua ai cani?


Mutua e cimiteri gratuiti ai cani.
In un periodo di crisi dove i soldi non bastano mai per risolvere i problemi del nostro paese c'è anche chi fa di queste proposte.
Il bello è che Francesca Martini ha la delega al rientro del deficit sanitario. Sicuramente istituire una mutua gratuita per i cani risolverà tutti i problemi di deficit sanitario attualmente esistenti in Italia! Ottima proposta, non c'è che dire!
E si, perchè la proposta è stata avanzata dall'esponente della lega nord Francesca Martini, sottosegretario alla salute: "Un tempo, anche delle donne si diceva non avessero un'anima. Ebbene, un giorno apparirà evidente che non solo uomini e donne, ma anche i nostri amici animali hanno un'anima. Nell'attesa, faremo in modo che i cani possano essere seppelliti in un luogo pubblico" con queste parole ha fatto presente il suo pensiero.
La proposta è peraltro appoggiata anche da alcuni esponenti della sinistra, una proposta bipartizan che non conosce confini "Non è giusto che solo i ricchi possano permettersi un cane. C'è una proposta bipartisan, appoggiata anche da sinistra, per dare alle persone sole e alle famiglie disagiate pacchetti sanitari gratuiti per la salute dei loro piccoli amici" continua la Martini.
Poi continua affermando che "non esistono cani cattivi. Esistono cani impegnativi" riferendosi ai cani definiti pericolosi per i quali è stata stilata una lista tempo fa per limitare le morti e gli attacchi inflitti da rotweiler, dogo argentino e simili. "Le liste nere non servono".
Possibile che l'amore di questa donna chic per i cani possa portarla a fare dichiarazioni simili?
La proprietaria di "Margot, una barboncina, e Tommaso, il mio bambino" continua per la sua strada. Dovremo aspettare ancora un po' affinchè i problemi della sanità vengano affrontati nel modo dovuto. I fondi vanno destinati prima a Tommaso, Margot e gli altri amici cani. In fondo tra un po' scopriremo che i nostri amici animali hanno un'anima, ma la nostra è scomparsa nel tentativo di proteggere la loro!




martedì 25 novembre 2008

E' luxuria il naufrago del 2008


Ha vinto Vladimir Luxuria l'edizione 2008 del reality l'isola dei famosi.
Non sembrava nemmeno tanto male quando faceva il politico, ma certo l'apparizione nell'isola è stata un duro colpo alla sua immagine di uomo (donna?) del parlamento italiano.
Si sperava inoltre che l'isola potesse essere un mezzo per far passare le idee del politico Luxuria, macchè!
"Ho rischiato tutto, ho mostrato i miei capelli bianchi e i miei difetti fisici" queste sono le dichiarazioni più importanti di Vladimir Luxuria. Non c'è che dire, un messaggio politico importante dato a milioni di telespettatori.
Nell'isola Luxuria si è data alle imitazioni delle signore baresi, a bisticci con la contessa De Blank, ha combattuto coi mosquitos. Ha inoltre dato sfoggio di grande cultura politica, immaginando la caduta del muro di Berlino nel 1985. Insomma è stato un personaggio, una macchietta di cui gli spettatori si sono innamorati a tal punto da volerlo vincitore.
E la politica?
"Nel futuro immediato no, niente europee" dichiara Luxuria ad una domanda precisa che gli è stata rivolta. Per fortuna, almeno per un po' ricorderemo Vladimiro Guadagno solo come un naufrago su un'isola un po' speciale.

domenica 23 novembre 2008

Morto Curzi, voce della sinistra comunista


E' morto Sandro Curzi, da sempre, fin da giovane comunista convinto.
E' stato ieri dopo una malattia molto lunga, aveva 78 anni.
Già a 13 anni faceva parte della resistenza partigiana, a 14 era tesserato comunista, nonostanta la giovane età e a 19 era alla guida della FGCI (Federazione Giovani Comunisti Italiani).
Aveva scritto sull'unità, vice direttore di Paese Sera ed era stato direttore di liberazione, del tg di telemontecarlo e del TG3.
Si è distinto come uomo capace di pensare con la propria testa, andando a volte anche contro le indicazioni di partito. Da ricordare a tal proposito l'apertura da lui voluta nel tg3 nei contronti delle idee dell'allora Papa Giovanni Paolo II.
I funerali laici si terranno lunedì in Campidoglio.



martedì 18 novembre 2008

Scajola e il caso Alitalia

Ecco cosa dice Wikipedia sul ministro Scajola relativamente alla rotta Albenga Fiumicino istituita da Alitalia:

Scajola era ministro dell’Interno da qualche mese quando l'Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino, la nuova rotta, anche grazie all'interessamento del ministro, entrò in funzione Il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall’amministratore delegato dell’Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell’Interno Claudio Scajola. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale. L’ex deputato di Rifondazione comunista Gigi Malabarba presentò una interrogazione parlamentare affermando che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l’attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia ma bensì con Air One in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”, ma anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando Scajola non era più al Governo. Nel Governo Berlusconi IV Scajola è ministro delle attività produttive ed il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato.

Bello sapere che in un momento in cui Alitalia è in forte crisi con perdite economiche ingenti, finanziamenti del governo, lavoratori a rischio ci sia qualcuno che decide di "investire" su una rotta utilizzata quasi esclusivamente da un unico viaggiatore. Di questo volo dobbiamo ringraziare il ministro della programmazione economica. Come si poteva fare a meno di un volo che spesso è usato da sole 8-10 persone? Ancora grazie!!!

P.S. Per la cronaca un ATR 47 (il velivolo utilizzato da Alitalia per la rotta Albenga Fiumicino) costa circa 100.000 euro a settimana, cioè sostanzialmente 5.300.000 euro all'anno.


domenica 16 novembre 2008

Malore per Berlusconi


Durante il viaggio di ritorno dagli Stati Uniti all'Italia il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha avuto un malore.
E' stato subito assistito dal suo medico presente a bordo dell'aereo.
Sembra che comunque Berlusconi interverrà comunque telefonicamente al convegno dei popolari liberali in corso a Verona. L'annuncio è stato fatto dall'Agi (Agenzia Giornalistica Italiana), su comunicazione di uno degli organizzatori del convegno di Verona.

Obama su YouTube


Il vento di cambiamento portato da Barack Obama dopo la sua elezione a Presidente degli Stati Uniti è evidente anche sulle modalità scelte dal neopresidente per il suo primo messaggio alla nazione.
L'appello non è stato riportato solo alla radio, ma anche in un video sul sito della casa bianca e su YouTube.
La scelta del nuovo mezzo di informazione testimonia l'attenzione di Barack Obama verso le novità del mondo in cui viviamo.
YouTube è un portale molto vicino ai giovani che sono il futuro dell'America.
Aspettiamo con ansia i primi passi del governo di Barack Obama, sperando che si tratti di piccoli passi, ma nella giusta direzione. A piccoli passi si può fare molta strada!

martedì 11 novembre 2008

Il Vaticano contro Obama: no alle cellule staminali embrionali!

Ancora una volta estrema chiusura da parte del Vaticano verso la possibilità di far uso delle cellule staminali embrionali.
"Non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione" dice Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Salute, durante la presentazione della Conferenza Internazionale sul tema "La Pastorale nella cura dei Bambini malati".
Barack Obama appena eletto presidente degli Stati Uniti aveva detto di essere pronto a rivedere le restrittive leggi in tema di cellule staminali.
Le posizioni di Obama e di Bush su questo tema sono estremamente discordanti. Bush fortemente condizionato dalla sua religiosità si atteneva con scrupolo alle indicazioni della chiesa. Obama, invece, sembra seguire di più le indicazioni della scienza che quelle dello spirito.
Nonostante le parole di Barragan, "in linea di massima non c’è nessuna contraddizione tra scienza e fede", scienza e chiesa hanno sempre viaggiato su binari divergenti. Dai tempi di Galileo Galilei, l'ottusità della chiesa nei confronti delle nuove idee è stata un freno al progresso della scienza.
Oggi la battaglia della chiesa è tutta concentrata sulle cellule staminali, sull'aborto, sulla rianimazione dei feti malformati, sull'eutanasia, sui sistemi contraccettivi. Chissà se fra cento anni la chiesa farà dietrofront come nel caso di Galileo? Quanto durerà questa ottusità questa volta?






venerdì 7 novembre 2008

I virtuosi pianisti non suoneranno più alla camera

Chi sono i pianisti?
Vengono chiamati pianisti i parlamentari che allungando la loro mano sulle postazioni deserte a loro vicine, a destra e sinistra, azionano i pulsanti di voto di altri parlamentari in quel momento assenti. Il movimento con le braccia che si muovono a destra e sinistra ricorda infatti quello di un virtuoso pianista che muove le sue dita su una grande tastiera.
Ecco finalmente una notizia interessante nel mondo della politica.
Dopo anni di polemiche, servizi delle iene, discussioni interminabili in aula, hanno trovato un sistema per evitare ai pianisti di votare per i colleghi alla camera.
Questa bruttissima abitudine, indegna di un parlamentare, verrà finalmente debellata grazie a un nuovo sistema di votazione.
Il meccanismo elettronico è basato sul riconoscimento delle impronte digitali. Questo farà si che il voto risulti valido solo se le impronte corrispondono con quelle del deputato assegnato a quel posto.
Un'altra possibile novità legata a questo sistema è quella che permette di segnalare sul sito di montecitorio i presenti e gli assenti alle votazioni. In questo modo i cittadini avranno un sistema in più per scegliere chi votare alle successive elezioni.
Questo sistema è già in uso in Albania, Messico e Brasile. Triste pensare che in Italia sia stato necessario arrivare a tanto per bloccare questa deprecabile attività. Possibile che un rappresentante dell'Italia e degli italiani debba ricorrere a dei mezzucci tanto disonesti? E così siamo stati costretti a spendere 450 milioni per adottare un sistema biometrico computerizzato che non avrebbe avuto senso di esistere in un paese in cui gli eletti fossero persone civili e responsabili.